La furbizia di Infostrada / Wind / Libero

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Con una semplice ricerca su Google Gruppi, è evidente il comune malumore che regna fra i possessori di Libero Adsl.

Dove sta il problema? Di recente Wind/Infostrada sta utilizzando nei suoi apparati una nuova tecnologia che consente di filtrare e shapare la banda del cliente a seconda dell’utilizzo.

Mi spiego meglio.

Libero è in grado di estrapolare il contenuto dei pacchetti TCP/IP catalgoando e analizzando i vari protocolli. Dopo averli catalogati può filtrare e ridurre la velocità massima consentita (shaping) del singolo “protocollo” (P2P ad esempio?)
I puristi ed i tecnici del settore diventerebbero di mille colori diversi dopo aver letto la precedente spiegazione :-) Il mio intento è far capire il concetto, per chi volesse approfondire è disponibile un interessantissimo documento nel sito della Cisco.
Detto ciò cosa sta accadendo… I numerosissimi utenti Libero Adsl confermano che libero ha praticamente tagliato la banda al P2P a pochi KB lasciando praticamente inalterata la banda nominale per i comuni protocolli http e ftp.

Incuriosito, ed essendo possessore di un contratto Tuttoincluso, sbircio nel contratto e trovo:

CONTENUTI DEL PRODOTTO
Su rete Libero la velocità nominale della linea è fino a 4096 Kbit/s in download e 256 Kbit/s in upload. Tuttavia l’effettiva velocità di collegamento ADSL dipende dalla qualità della rete di accesso Telecom Italia e dalla capacità tecnica della linea del Cliente. Wind Telecomunicazioni non può quindi garantire l’effettivo raggiungimento della velocità nominale. Inoltre, poiché la banda utilizzata dal singolo utente è condivisa, la velocità nominale riportata sopra può variare in funzione della congestione della rete, fatto salvo l’impegno di Wind per una efficiente distribuzione delle risorse disponibili. Tale velocità può essere assicurata solo per tutto ciò che è raggiungibile con il collegamento ADSL in senso stretto, ossia la tratta che va dalla centrale Telecom Italia di zona alla macchina dell’utente. Inoltre, poiché la banda utilizzata dal singolo utente è condivisa, la velocità nominale riportata sopra può variare in presenza di più utenti collegati contemporaneamente e attestati sulle medesime risorse di rete.

Sono rispettate tali condizioni? A mio modesto avviso la risposta è no.

In quelle righe Wind si impegna a configurare i proprio apparati e ad erogare una velocità teorica di a 4096 Kbit/s in download e 256 Kbit/s in upload. Non leggo nessuna precisazione di protocolli e P2P, quindi mi aspetto che mi configurino la adsl per quelle velocità. Ovviamente non c’è niente di garantito, il famoso “Fino A” sta ad indicare che in caso di congestione della rete tali velocità potrebbero diminuire.

Il caso dei filtri P2P non rientra dunque in questa condizione:

Inoltre, poiché la banda utilizzata dal singolo utente è condivisa, la velocità nominale riportata sopra può variare in presenza di più utenti collegati contemporaneamente e attestati sulle medesime risorse di rete.

Riassumendo,

Su rete Libero la velocità nominale della linea è fino a 4096 Kbit/s in download e 256 Kbit/s in upload.

Domanda:

Ma se già in partenza loro tagliano la mia banda a pochi KB, anche in condizioni ottimali, come potrò mai raggiungere quella velocità nominale?

Risposta:

Non la raggiungerai mai.

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Prigionieri del Fisco fino al 21 giugno

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Tratto dal Corriere della Sera

Tax Freedom Day. Svanito il sogno delle due aliquote Irpef, la pressione tributaria ricomincia a salire. E così la liberazione dalle tasse torna ai livelli del 2001.

Prigionieri del Fisco fino al 21 giugno.

Il contribuente medio dovrà lavorare 172 giorni per pagare imposte e contributi, uno in più del 2005

Il Fisco ci ruba altre ventiquattro ore. Nel 2006 il contribuente tipo dovrà lavorare 172 giorni per pagare imposte, tasse e contributi, uno in più rispetto al 2005. E solo dalla mattina del 22 giugno potrà cominciare a pensare, finalmente, a sé e alla propria famiglia. E festeggiare così il «Tax Freedom Day», il giorno di liberazione dal giogo del Fisco.

Complessivamente Irpef, contributi, Ici, Iva e altre imposte sui consumi si divorano 19.071 euro dei 40.521 guadagnati da un impiegato di buon livello. Il carico tributario complessivo arriva così al 47% contro il 46,8% dell’anno scorso.
La pressione fiscale, insomma, è tornata a salire dopo un 2005 che aveva lasciato ben sperare e nel corso del quale si erano guadagnati ben tre giorni rispetto al pessimo 2004.
Anno bisesto e funesto per tutti noi. Fiscalmente parlando.
Peggiora di un giorno anche il Tax Freedom Day dell’operaio, l’altro contribuente tipo che CorrierEconomia, con l’aiuto dell’ufficio studi della Cgia di Mestre, utilizza dal 1990 per calcolare quanto il Fisco pesi sul budget delle famiglie italiane.
L’operaio, stipendio lordo di 20.295 euro, dovrà lavorare 136 giorni, vale a dire fino al 16 maggio, per pagare imposte, tasse e contributi. La liberazione fiscale scatta quindi il 17 maggio con 24 ore di ritardo.

Il piccolo, imprevisto, slittamento in avanti del Tax Freedom Day è facile da spiegare: la Finanziaria 2006 non ha portato alcuna riduzione delle imposte sui redditi. E così l’anno che doveva segnare la nascita del Fisco a due aliquote, inizia con un sapore amaro. Nei piani del governo, e nel Contratto con gli italiani stipulato in diretta tv da Silvio Berlusconi, il 2006 avrebbe dovuto segnare, infatti, il Big bang del nuovo Fisco con la nascita una sorta di tassa piatta sui redditi con solo due aliquote: il 23% fino a 100.000 euro e il 33% oltre questa soglia.

Le aliquote Ire, l’ex Irpef, invece sono rimaste 4 come l’anno scorso e arrivano fino al 43%. La lunga crisi economica, la ripresa che non c’è, e le cattive condizioni del bilancio pubblico hanno impedito al Fisco a due marce di venire alla luce. E così, ironia della sorte, il giorno di liberazione fiscale è tornato al 22 giugno, la stessa data del 2001, l’anno in cui è iniziato il secondo governo Berlusconi. Come se nulla fosse cambiato. Intendiamoci, in questi cinque anni l’Irpef è diminuita, ma l’inflazione, i tributi locali e le imposte indirette si sono piano piano mangiati tutti gli sgravi concessi con i primi due moduli della riforma, ormai incompiuta. L’elaborazione 2006 ha riguardato, come sempre, due nuclei familiari, dove solo il padre lavora e ha carico la moglie e un figlio di età superiore ai tre anni. Le due famiglie vivono in una città della Lombardia (e quindi dovranno pagare l’addizionale regionale), hanno una casa di proprietà di 100 metri quadrati. Possiedono un’ auto di media cilindrata e un’utilitaria (l’operaio solo la prima).
I calcoli di contributi e Irpef sono stati fatti dall’Ufficio studi dell’Associazione artigiani di Mestre. E’ stata ipotizzata una detrazione per le opere di ristrutturazione edilizia di 147 euro per l’impiegato e di 74 euro per l’ operaio, con un leggero aumento rispetto all’anno scorso perché ora lo sgravio è salito dal 36% al 41% (ma in compenso è aumentata l’Iva). I consumi sono quelli medi delle famiglie italiane. La composizione della spesa è stata leggermente variata rispetto all’anno scorso in considerazione del forte rincaro del petrolio e delle tariffe. I prezzi di beni e servizi sono stati aumentati del 2%, in linea con l’inflazione e, quindi, meno dell’incremento dei salari, con l’eccezione di due voci. I costi di bollette e riscaldamento e le spese per l’auto sono state incrementati del 5%. Il caro greggio ha così finito per togliere risorse finanziarie alle due famiglie che arrivano a fine anno con i risparmi contati. E se qualcosa nel corso dell’anno dovesse andare storto, o il Fisco avesse bisogno di risorse fresche, magari dopo le elezioni, ecco che il budget potrebbe tingersi di rosso. Auguri a tutti. E speriamo di cavarcela anche stavolta.

Massimo Fracaro

09 gennaio 2006

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Tanto c’è la sanatoria

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Una settimana al massimo, poi questa notizia verrà conservata nel dimenticatoio. Perchè? Ormai ci siamo abituati, nessuna meraviglia dura più di qualche secondo. Torneremo a parlare di Er’ Mutanda e della Lecciso.

Tratto dal sito de La Repubblica

Il presidente del Consiglio ha utilizzato la norma varata nel 2002
E’ quanto emerge dalle indagini sulle irregolarità di Mediaset
Berlusconi, grazie al condono fiscale
paga 1800 euro per sanare milioni

Berlusconi, grazie al condono fiscale
paga 1800 euro per sanare milioni

ROMA – Grazie alla norma sul condono fiscale varata dalla maggioranza nel 2002, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi avrebbe sanato la sua posizione fiscale da decine di milioni di euro versando 1.800 euro in due tranche: una da 1.500 euro e la seconda da 300 euro. Il dato è emerso dal procedimento, in corso a Milano e ancora in fase di udienza preliminare, sulle presunte irregolarità compiute da Mediaset nell’ambito della compravendita dei diritti televisivi.

Il 15 dicembre scorso, infatti, l’agenzia delle entrate aveva chiesto copia di alcune carte processuali per compiere accertamenti fiscali proprio a carico del premier in relazione al periodo 1996/2002, ma la richiesta è stata ritirata dopo pochi giorni proprio perché Berlusconi, utilizzando la norma sul condono fiscale n. 289, varata dalla maggioranza di governo nel 2002, avrebbe regolarizzato così la sua posizione nei confronti del fisco.

Non si sono fatte attendere le reazioni. “Se è così dobbiamo riconoscere che almeno in questo caso Berlusconi ha mantenuto una promessa fatta agli italiani: per sé stesso è riuscito a ridursi le tasse”, afferma Vannino Chiti, coordinatore per le relazioni politiche e istituzionali dei Ds. “In secondo luogo, appare confermato che il presidente del Consiglio non ha mai guadagnato dal suo ruolo in politica. E che l’on. Tremonti è più bravo a fare il commercialista di Berlusconi che il ministro dell’economia”, ha concluso Chiti.

(9 gennaio 2006)

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I Call Center di Catania

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Riporto un articolo de “Il manifesto” datato 1 aprile 2005 ma di grande attualità (purtroppo)

Busta paga minimal Ecco il salario di Anna, lo scorso gennaio alla Cosmed (gruppo Cos) di Catania: 109 euro netti, durata del contratto tre mesi. In pratica un euro all’ora, zero contributi e l’ansia di non essere riconfermata. Telefonando su commesse Wind e Sky. Ad Alice Service, invece, alcuni operatori raccontano di aver lavorato a nome di Telecom. Pur essendo in nero

ANTONIO SCIOTTO (INVIATO A CATANIA)

Un euro all’ora. Anna ci viene incontro con una cartellina marrone, è appena uscita dal palazzone a vetri della Cosmed di Misterbianco, il call center del gruppo Cos, subito fuori Catania, che opera in appalto per Wind e Sky. «Guardate – ci dice mostrandoci la busta paga – in gennaio ho guadagnato solo 109 euro». E non è che abbia lavorato poco: giusto 4 ore e mezzo per 6 giorni a settimana, ovvero 108 ore. Ma parlare di retribuzione oraria, in realtà, non è esatto, e anzi svierebbe dal problema: Anna e i suoi colleghi non hanno neppure la dignità di un compenso fisso, per quanto basso. Lavorano completamente a cottimo, con il sistema del «talking time»: «Quando entro in sede – ci spiega sfogliando l’agenda in cui segna tutti gli orari – mi “logo”, ovvero mi attacco al sistema e comincio a fare le telefonate. Ma non mi viene retribuito tutto il tempo che sto in azienda, bensì solo quelle chiamate considerate “utili”, cioè in cui il cliente abbia mostrato interesse e ci abbia permesso di spiegare il contenuto dell’offerta che vendiamo. Per tutto il resto, quando non trovo nessuno in casa, o se mi sbattono il telefono in faccia, quando mi insultano o gentilmente mi dicono “no grazie”, per tutto questo lavoro gratis». Lo stesso contatto utile è conteggiato soltanto per il tempo di conversazione: ogni 15 minuti fanno 1,70 euro. L’agenda di Anna dice che oggi è stata «logata» per 2 ore e 19 minuti, ma il «talking time» è solo di 1 ora e 18. Il calcolo è presto fatto: stavolta ha regalato alla Cos – e alla Wind – un’ora e un minuto del suo lavoro. La parola «schiavitù» non sarà politically correct, e forse dovremmo astenerci dall’utilizzarla, ma in quale categoria si può inserire il lavoro non retribuito? D’altra parte, mica questi ragazzi sono obbligati a rimanere «logati» con le catene. Gaetano, un collega di Anna, ci spiega che a tutte le loro proteste la risposta è sempre la solita: «Cosa volete, un fisso in busta paga? Noi non possiamo darvelo, la legge Biagi non lo contempla – rispondono i solerti responsabili del personale – Se non vi va bene potete andarvene, abbiamo la fila di persone che chiedono colloqui per lavorare qui». E questo è vero, le domande e i curriculum si affastellano nei file della dirigenza Cos: spesso chi approda alla Cosmed – o alla gemella Sicos – fugge da condizioni di lavoro ancora più selvagge e peggio retribuite. Lo stesso Gaetano ha lavorato qualche mese ad Alice service, il call center della centralissima Piazza della Repubblica a Catania, commesse Telecom: «Non ho mai visto un euro, ci hanno sempre detto che dovevamo aspettare per i pagamenti. Adesso siamo in vertenza per ottenere quanto ci spetta». E allora tocca accettare. Sbarriamo in agenda i giorni in cui non si lavora: non retribuito. Sbarriamo Pasqua e Pasquetta, Natale, Ferragosto e Capodanno: non retribuiti. Sbarriamo le tre settimane di chiusura in agosto: non retribuite. Sbarriamo i giorni di infortunio e malattia: non retribuiti. Sbarriamo la maternità: non retribuita. Sbarriamo anche il tfr, mentre per la pensione forse qualche spiccioletto riusciamo a metterlo da parte, grazie alla gestione separata dell’Inps, quella dei lavoratori di serie Z. Ecco alla fine i 109 euro di Anna: si rifarà per pagare la benzina? Qui, sullo stradone che da Misterbianco conduce a Catania, non arrivano mezzi pubblici, e ai collaboratori a progetto, ovviamente, non è neppure concesso il posteggio nello spiazzo aziendale. E’ un viavai di macchine di familiari che lasciano davanti al call center figli o coniugi, oppure le automobili possono essere lasciate fuori: l’euro di un’ora di lavoro potrà essere utilmente devoluto al Capo, il parcheggiatore abusivo.

Una condizione di precarietà e umiliazione comune almeno a tremila operatori, nel catanese. Se si escludono i lavoratori del call center Vodafone, che hanno tutti rapporti di lavoro subordinati – seppure vi sia il ricorso all’interinale – il resto degli operatori si raccoglie nei big della Cos (Sicos e Cosmed, 800 persone), alla Kronos (200), alla Mibi (200), ad Alice service (80), più vari minori: In linea, Regno Verde, Servicom, Touch Down, Biosan. Sicos e Cosmed hanno già scioperato due volte da inizio anno, mentre venerdì 18 marzo, insieme agli altri 6 call center, hanno fermato il lavoro e manifestato per difendere una piattaforma con tre punti qualificanti: un fisso mensile certo, i diritti sindacali, la graduale stabilizzazione dei contratti. Per il momento, infatti, tutti gli operatori sono contrattualizzati come «lap», lavoratori a progetto rinnovabili ogni tre o sei mesi, praticamente prorogabili a vita. A guidare le proteste, Massimo Malerba, segretario provinciale del Nidil: «I lavoratori – ci spiega – sono abbastanza sindacalizzati e cominciano a reagire allo sfruttamento. Abbiamo un incontro con la Cos il 5 aprile, lì puntiamo ad avere garanzie certe». Pippo Di Natale, segretario provinciale Cgil, conferma che un buon risultato al tavolo Cos avrebbe un effetto «trascinamento» sulle altre aziende: «La piattaforma vale per tutti i call center, puntiamo a un fisso mensile e alla graduale stabilizzazione».

Negli altri call center, d’altra parte, i lavoratori hanno dovuto vedersela addirittura con il lavoro nero. A Giuliana, da gennaio a maggio del 2004 ad Alice Service, è stato detto più volte che avrebbe firmato un contratto, ma questo non è mai arrivato: «Lavoravo in nero e a provvigione – racconta – per 2,50 euro all’ora. Per i pagamenti mi chiedevano di aspettare, dicevano di avere problemi finanziari. Ma intanto vedevo che compravano l’appartamento vicino, che acquistavano nuovi computer». I «salari» di Giuliana non sono mai arrivati, e anzi di recente le ha telefonato un sedicente consulente di Alice che le ha consigliato di accettare solo il 40% del dovuto, «è un consiglio da padre», le ha detto alla fine. Altri tre ragazzi ci confermano di avere arretrati non riscossi da Alice Service. Ma la Telecom, che affida gli appalti, conosce la situazione dei lavoratori? Bisogna ritenere di sì. Innanzitutto perché gli operatori si presentano sempre come «Telecom Italia», possono accedere con username e password ai profili dei clienti (e dunque violano potenzialmente la loro privacy anche quando lavorano in nero), hanno avuto l’autorizzazione a partecipare al concorso «Vendi e vinci», che assicura premi a chi vende più prodotti. Da qualche mese Alice service ha scelto di passare ai contratti a progetto, e i collaboratori fanno dai 250 ai 400 euro mensili come part time: niente fisso, tutto a provvigioni. Un’altra giovane ha lavorato per il call center Tin it, sempre a commessa Telecom, ma ha lasciato dopo poche settimane perché i datori di lavoro cambiavano sempre le carte in tavola sull’entità dei compensi, non c’era contratto. Stessa precarietà alla Kronos, dove un’operatrice parla di 400 euro medi al mese per 5 ore di lavoro 5 giorni a settimana. (2 / Fine. La prima parte è stata pubblicata sul manifesto del 29 marzo 2005)

Il Manifesto, 01/04/2005

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jBidWatcher

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Ho appena scoperto questo utilissimo programmino :-)

jBidWatcher è un eBay sniper, ovvero un programmino (opensource) che permette di fare offerte su eBay a pochi secondi dalla fine di un’asta.

Ovviamente bisogna tenere il pc acceso, ma niente più sveglie alle 4 di notte, o aste abbandonate per orari di fine asta improponibili :-P

P.S. Niente italiano, solo inglese!

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Auguri!

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